Lusi, il Senato vota sì all'arresto

L'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi si trova nel carcere di Rebibbia. Il via alla richiesta di autorizzazione a procedere proposta in Senato è arrivato da tutti i partiti presenti in Aula, ad eccezione del Pdl che ha deciso di non prendere parte alle votazioni. 155 i sì, 3 i no, un solo astenuto. Il voto è giunto al termine di un pomeriggio convulso, in cui il Pdl aveva riunito il suo gruppo nella sala Koch di Palazzo Madama decidendo di non partecipare all’assemblea. La questione più dibattuta è stata quella che ha riguardato la proposta, da parte del gruppo del partito guidato da Angelino Alfano, di stabilire la segretezza del voto di questo pomeriggio. Alla fine della riunione il Pdl ha deciso di garantire il numero legale in Aula al Senato. Leggi Lusi è stato espulso dal gruppo del Pd - Leggi Lusi e la riforma dei partiti di Giuliano Ferrara - Leggi La versione di Lusi - Leggi Lusi e quei tredici milioni, un colpo facile facile - Leggi Sotto l'urto dell'anti casta barcolla il Pd che si voleva all'americana di Marianna Rizzini
18 AGO 20
Immagine di Lusi, il Senato vota sì all'arresto
L’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi si trova nel carcere di Rebibbia. Il via alla richiesta di autorizzazione a procedere proposta in Senato è arrivato da tutti i partiti presenti in Aula, ad eccezione del Pdl che ha deciso di non prendere parte alle votazioni. 155 i sì, 3 i no, un solo astenuto. Il voto è giunto al termine di un pomeriggio convulso, in cui il Pdl ha riunito il suo gruppo nella sala Koch di Palazzo Madama decidendo di non partecipare all’assemblea. La questione più dibattuta è stata quella che ha riguardato la proposta, da parte del gruppo del partito guidato da Angelino Alfano, di stabilire la segretezza del voto di questo pomeriggio. Alla fine della riunione il Pdl ha deciso di garantire il numero legale in Aula al Senato. I banchi del principale partito di centro destra, infatti, si sono svuotati a eccezione di alcuni onorevoli che hanno deciso di restare in assemblea senza esprimere il proprio voto per garantire il quorum ai fini della validità del voto.
In apertura dell’Assemblea, il Presidente del Senato Renato Schifani ha dato la parola al Presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere, Marco Follini che nel corso della relazione non ha mancato di sottolineare che “22 milioni di euro (la cifra che si ritiene sia stata sottratta da Lusi alle casse della Margherita, ndr), per un operaio della Fiat di Pomigliano d’Arco sono l’equivalente di 1033 anni di stipendio, 11 mesi e 7 giorni. Per un insegnante di scuola elementare con una anzianità di 5 anni sono l’equivalente di 1238 milioni di stipendio, 9 mesi e 21 giorni”. Il senatore ha poi precisato, sulla scia della polemica riguardante la possibilità o meno di un voto espresso con segretezza: “A chi evoca il voto segreto, ricordo che in Giunta ognuno di noi ha messo nome, indirizzo e foto segnaletica e che questo non ha offuscato la libertà di coscienza”. Ha proseguito Follini, questa volta rivolgendosi a Luigi Lusi: “Si dimetta, eviti a se stesso e al Parlamento un voto che somiglia a un’ordalia. Non credo troverà un appoggio qui, e se con voto durissimo sarebbe un colpo durissimo”.
Dopo il discorso del Presidente Follini, Lusi ha preso la parola e si è lanciato in un lungo intervento a sua difesa, tuttavia non tralasciando ancora una volta di ammettere le proprie responsabilità in merito alla vicenda per la quale la magistratura indaga ormai da mesi. “Non intendo affatto sottrarmi al processo ma affrontare nel dibattimento ogni ambito di responsabilità, nessuna esclusa, come ogni cittadino''. Poi le parole si sono fatte meno miti: "Mi si vuole mandare in carcere perchè parlando inquinerei quello che è stato chiamato il percorso investigativo". Lusi ha ricordato poi di fronte all’assemblea di sentire, dato il momento di crisi finanziaria, “il dovere di pronunciare parole di scuse personali” dicendosi “consapevole della necessità di un gesto di riparazione”. Il senatore ex Margherita, fino a pochi mesi fa in forza al Pd, ha poi riportato le proprie dichiarazioni sul vivo della vicenda giudiziaria sostenendo che in ogni caso si sarebbe trattato di un patto fiduciario “oggi negato da chi avrebbe dovuto avere la statura politica per confermarlo". "I flussi finanziari della Margherita – ha proseguito Lusi – sono stati gestiti in maniera consensuale [con i leader n.d.r.], al fine di accantonare la maggiore liquidità possibile" e il "rapporto fiduciario non è mai stato messo in discussione". Infine l'ex tesoriere, dopo una dichiarazione durata mezz'ora, ha concluso denunciando il carattere "vessatorio" della richiesta di arresto che pende a suo carico e ha ammonito l'Assemblea ricordando che dire di si' alla richiesta della Procura di Roma avrebbe come unico scopo quello di trasformarlo in un "capro espiatorio" da prestare ai "forconi della piazza", etichettandolo come il "colpevole per tutte le stagioni". Lusi ha poi invocato la pretesa di difendersi in un giusto processo "senza inutili forzature che possono momentaneamente pagare l'ondata di antipolitica".
L’ex tesoriere ha in ogni caso sostenuto la mancanza di credibilità dell’ipotesi che possa avere preso da solo “ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l'altro per 90 volte il bonifico che e' il piu' tracciabile dei pagamenti” definendo la circostanza altresì “materialmente impossibile”. Infine, l’ultima stoccata all’ex amico e compagno politico Francesco Rutelli: “Ha chiamato i senatori per fargli ritirare le firme dalla richiesta di voto segreto".